Manos, I contadini del mondo – Photographs by Marco Del Comune e Oliver Migliore

Giovanna Pennacchi is delighted to present the exhibition

Manos, I contadini del mondo

Photographs by Marco Del Comune e Oliver Migliore

 Manuela De Leonardis, curator

   6-27 febbraio 2020

 inaugurazione alla presenza degli autori

giovedì 6 febbraio alle ore 18.30-20.30

Manos-Farmers of the World, is a photographic project that deals with the richness of biodiversity and foods at risk of extinction, such as the wild dates of Mali, the Brazilian Dendé oil, the Rowan Apples of Kazakistan, and the Secoya corn of Ecuador. It’s a project narrated through the hands of people from all over the world; hands that take care of and foster the cultivation of special produce; farmers’ hands marked by heavy furrows like the land they cultivate. The purpose of this exhibition is to accompany its viewers toward the discovery of unique, unusual, refined elements, reawakening a sometimes somnolent curiosity. Marco’s and Oliver’s color photographs suggest flavors and nuances that are unique forms, matchless for their beauty of variety


Biografie

Marco Del Comune (Milano 1960, vive e lavora tra il Lago Maggiore e Milano) inizia a fotografare nel 1985, dopo un’esperienza come assistente con Enzo Nocera e Edward Rozzo. Si specializza nella fotografia pubblicitaria realizzando campagne per Alessi, Acqua di Parma, Lagostina, Bassetti. Dal 2001 si occupa di ritratti e reportage collegati all’alimentazione realizzando per Slow Food servizi in America Latina, Asia e sulle comunità del cibo di Terra Madre. I suoi lavori sono pubblicati sul Venerdì di Repubblica, Viaggi e Sapori, Vie del Gusto, Brava Casa e il Gambero Rosso. Nel 2014 inizia una collaborazione con Oliver Migliore, per i progetti di Terra Madre e Slow food, che si basa sul confronto di due sguardi diversi per raccontare storie di cibo e persone. Dal 2015 collabora con artisti contemporanei, tra cui Silvia Levenson, Anne Karin Furunes, Francesca Gagliardi, Pierluigi Pusole e Walter Visentin realizzando cataloghi e documentando le installazioni delle mostre. Nel 2016, insieme alla critica d’arte Beba Marsano, segue il cuoco Gualtiero Marchesi nei sette itinerari lombardi tra cibo e cultura da cui nasce il libro Sapore in Lombardia, viaggio con Gualtiero Marchesi. Nel 2019 con l’artista Silvia Levenson realizza a Berlino e Birmingham dei progetti con gli immigrati e i rifugiati sul tema dell’integrazione.

Oliver Migliore (Baden, Svizzera 1970, vive e lavora a Cuneo) inizia la carriera di fotografo agli inizi degli anni ‘90, con la pellicola e l’alchimia della stampa manuale in camera oscura. Per gran parte di quel decennio organizza viaggi in Asia, da sempre attirato da culture diverse e luoghi remoti. La passione per la fotografia e il viaggio vanno di pari passo, alimentandosi a vicenda. Un’affinità elettiva che si riflette nel suo lavoro fotografico, fra reportage e fotografia creativa, realtà e invenzione, che l’autore definisce “fotografia etnocentrica”. Negli anni Duemila inizia a collaborare con Slow Food realizzando reportage e articoli prevalentemente nel sud del mondo: America Latina, Africa, Asia. Fotografare è anche una via per incontrare “l’altro” in modo intimo con autenticità, profondità e intensità.

direzione: Giovanna Pennacchi

06 474 2005

via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma

dal martedì al sabato ore 15,30 – 19.30

info@actainternational.it

www.actainternational.it       

          


   Con il patrocinio di:

Manos, I contadini del mondo – Fotografie di Marco Del Comune e Oliver Migliore

Giovanna Pennacchi è lieta di presentare

Manos, I contadini del mondo

Fotografie di Marco Del Comune e Oliver Migliore

 

 a cura di Manuela De Leonardis

 

   6-27 febbraio 2020

 inaugurazione alla presenza degli autori

giovedì 6 febbraio alle ore 18.30-20.30

 

 

 

Manos, I contadini del mondo | Fotografie di Marco Del Comune e Oliver Migliore, è un progetto fotografico che tratta della ricchezza della biodiversità e di cibo in via d’estinzione come il dattero selvatico del Mali, l’olio di Dendè del Brasile, le mele-sorbo del Kazakistan, la vaniglia di Mananara (Madagascar), il mais Secoya (o Pai Wea) coltivato da secoli dalle popolazioni indigene Secoya dell’Ecuador, l’olio di Balanitex in Burkina Faso… attraverso il racconto delle mani di persone provenienti da tutto il mondo.

 Mani che curano, accudiscono e permettono la coltivazione di prodotti speciali. Mani di contadini segnate da solchi pesanti come la terra che coltivano, da cui trapela la memoria di tradizioni ancestrali ma anche la dignità, la fierezza, la gratificazione di un operato consapevole.

Grazie a queste mani è ancora oggi possibile godere di frutti della terra, testimonianza della ricchezza di mondi in via di estinzione. Lo scopo del percorso sta nell’accompagnare il pubblico verso la scoperta di elementi unici, inconsueti ma raffinati, ravvivando una curiosità talvolta assopita.

Dal 2014 i fotografi Marco Del Comune e Oliver Migliore lavorano insieme sul tema del cibo, fotografando i prodotti dell’Arca e i loro produttori e rinnovando nei loro scatti l’emozione di ogni singolo incontro. Le loro fotografie a colori suggeriscono sapori e colori che sono forme uniche, irripetibili nella bellezza della varietà.

La mostra Manos, i contadini del mondo | Fotografie di Marco Del Comune e Oliver Migliore, ha il patrocinio di Slow Food ed è stata presentata in anteprima alla galleria Il fotografo di Finalborgo in occasione del Salone dell’Agroalimentare Ligure 2019.

Manuela De Leonardis

 

 


Manos-Farmers of the World, is a photographic project that deals with the richness of biodiversity and foods at risk of extinction, such as the wild dates of Mali, the Brazilian Dendé oil, the Rowan Apples of Kazakistan, and the Secoya corn of Ecuador. It’s a project narrated through the hands of people from all over the world; hands that take care of and foster the cultivation of special produce; farmers’ hands marked by heavy furrows like the land they cultivate. The purpose of this exhibition is to accompany its viewers toward the discovery of unique, unusual, refined elements, reawakening a sometimes somnolent curiosity. Marco’s and Oliver’s color photographs suggest flavors and nuances that are unique forms, matchless for their beauty of variety

 


Biografie

Marco Del Comune (Milano 1960, vive e lavora tra il Lago Maggiore e Milano) inizia a fotografare nel 1985, dopo un’esperienza come assistente con Enzo Nocera e Edward Rozzo. Si specializza nella fotografia pubblicitaria realizzando campagne per Alessi, Acqua di Parma, Lagostina, Bassetti. Dal 2001 si occupa di ritratti e reportage collegati all’alimentazione realizzando per Slow Food servizi in America Latina, Asia e sulle comunità del cibo di Terra Madre. I suoi lavori sono pubblicati sul Venerdì di Repubblica, Viaggi e Sapori, Vie del Gusto, Brava Casa e il Gambero Rosso. Nel 2014 inizia una collaborazione con Oliver Migliore, per i progetti di Terra Madre e Slow food, che si basa sul confronto di due sguardi diversi per raccontare storie di cibo e persone. Dal 2015 collabora con artisti contemporanei, tra cui Silvia Levenson, Anne Karin Furunes, Francesca Gagliardi, Pierluigi Pusole e Walter Visentin realizzando cataloghi e documentando le installazioni delle mostre. Nel 2016, insieme alla critica d’arte Beba Marsano, segue il cuoco Gualtiero Marchesi nei sette itinerari lombardi tra cibo e cultura da cui nasce il libro Sapore in Lombardia, viaggio con Gualtiero Marchesi. Nel 2019 con l’artista Silvia Levenson realizza a Berlino e Birmingham dei progetti con gli immigrati e i rifugiati sul tema dell’integrazione.

 

Oliver Migliore (Baden, Svizzera 1970, vive e lavora a Cuneo) inizia la carriera di fotografo agli inizi degli anni ‘90, con la pellicola e l’alchimia della stampa manuale in camera oscura. Per gran parte di quel decennio organizza viaggi in Asia, da sempre attirato da culture diverse e luoghi remoti. La passione per la fotografia e il viaggio vanno di pari passo, alimentandosi a vicenda. Un’affinità elettiva che si riflette nel suo lavoro fotografico, fra reportage e fotografia creativa, realtà e invenzione, che l’autore definisce “fotografia etnocentrica”. Negli anni Duemila inizia a collaborare con Slow Food realizzando reportage e articoli prevalentemente nel sud del mondo: America Latina, Africa, Asia. Fotografare è anche una via per incontrare “l’altro” in modo intimo con autenticità, profondità e intensità.

 

 

                                                          

direzione: Giovanna Pennacchi

06 474 2005

via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma

dal martedì al sabato ore 15,30 – 19.30 

info@actainternational.it  

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   Con il patrocinio di:

DARKROOM – Photographs by Marcello Di Donato

Giovanna Pennacchi is delighted to present the exhibition

DARKROOM

Photographs by Marcello Di Donato

Elena Pinchiurri, curator

11 – 31 Gennaio2020

Inaugurazione 11 Gennaio ore 18,30

Ancora una volta Di Donato porta all’estremo il medium della fotografia, declinandolo nelle più svariate e ardite accezioni. Con un personale approccio, semplice ma potente, l’artista sperimenta il procedimento di acquisizione digitale delle immagini in relazione al processo cromogenico, proprio invece della fotografia analogica. Il suo progetto vuole infatti essere un omaggio a quest’ultima, ad un concetto più esteso di “classicità” insito nella stessa e che ritrova il suo rimando tematico, il suo eco, proprio nella scelta dei soggetti, che infatti sono opere classiche e museali (nel caso specifico scatti realizzati alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e a Palazzo Braschi, Roma).

Impiegando un dispositivo digitale di ultima generazione (un iPhone, emblema per eccellenza della società odierna), Di Donato fotografa opere d’arte in gallerie e musei, luoghi per antonomasia detentori di cultura e tradizione, per poi stampare queste immagini digitali, mediante processo chimico come per la fotografia analogica. Si crea quindi così, un cortocircuito semantico e, contestualmente, una nuova forma di dialogo tra fotografia digitale ed analogica.

Concettualmente l’artista ha scelto un percorso controcorrente, in cui si snodano consapevolezza del passato, tradizione e nuovi mezzi espressivi legati alla contemporaneità. Si realizza in tal modo un progetto di forte impatto e spessore, attuale ma con uno sguardo al passato, che si afferma in un presente rifiutando contrapposizioni manichee tra fotografia digitale ed analogica e offrendo una nuova prospettiva, un punto di fuga.

Elena Pinchiurri

Using a latest generation digital device (an iPhone, the symbol par excellence of today’s world), Di Donato photographs works of art in galleries and museums, places that are quintessentially containers of culture and tradition. Then, he prints these digital images by means of a chemical process as in analog photography. A semantic short circuit along with a new form of dialogue between digital and analog photography get created during this process. Conceptually, the artist has chosen a countercurrent direction, which unleashes awareness of the past, tradition, to new expressive contemporary means. In this way, a project of powerful impact and depth comes to life, current but with a look to the past. This is expressed in the moment by rejecting Manichean juxtapositions between digital and analog photography, offering a new perspective, a vanishing point.

Galleria

ACTA INTERNATIONAL

Direzione: Giovanna Pennacchi

via Panisperna, 82/83

00184 Roma

tel +39 06.47742005

www.actainternational.it

info@actainternational.it

DARKROOM – Fotografie di Marcello Di Donato

Giovanna Pennacchi è lieta di presentare

DARKROOM

Fotografie di Marcello Di Donato

A cura di Elena Pinchiurri

11 – 31 Gennaio 2020

Inaugurazione 11 Gennaio ore 18,30

Ancora una volta Di Donato porta all’estremo il medium della fotografia, declinandolo nelle più svariate e ardite accezioni. Con un personale approccio, semplice ma potente, l’artista sperimenta il procedimento di acquisizione digitale delle immagini in relazione al processo cromogenico, proprio invece della fotografia analogica. Il suo progetto vuole infatti essere un omaggio a quest’ultima, ad un concetto più esteso di “classicità” insito nella stessa e che ritrova il suo rimando tematico, il suo eco, proprio nella scelta dei soggetti, che infatti sono opere classiche e museali (nel caso specifico scatti realizzati alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e a Palazzo Braschi, Roma).

Impiegando un dispositivo digitale di ultima generazione (un iPhone, emblema per eccellenza della società odierna), Di Donato fotografa opere d’arte in gallerie e musei, luoghi per antonomasia detentori di cultura e tradizione, per poi stampare queste immagini digitali, mediante processo chimico come per la fotografia analogica. Si crea quindi così, un cortocircuito semantico e, contestualmente, una nuova forma di dialogo tra fotografia digitale ed analogica.

Concettualmente l’artista ha scelto un percorso controcorrente, in cui si snodano consapevolezza del passato, tradizione e nuovi mezzi espressivi legati alla contemporaneità. Si realizza in tal modo un progetto di forte impatto e spessore, attuale ma con uno sguardo al passato, che si afferma in un presente rifiutando contrapposizioni manichee tra fotografia digitale ed analogica e offrendo una nuova prospettiva, un punto di fuga.

Elena Pinchiurri

Using a latest generation digital device (an iPhone, the symbol par excellence of today’s world), Di Donato photographs works of art in galleries and museums, places that are quintessentially containers of culture and tradition. Then, he prints these digital images by means of a chemical process as in analog photography. A semantic short circuit along with a new form of dialogue between digital and analog photography get created during this process. Conceptually, the artist has chosen a countercurrent direction, which unleashes awareness of the past, tradition, to new expressive contemporary means. In this way, a project of powerful impact and depth comes to life, current but with a look to the past. This is expressed in the moment by rejecting Manichean juxtapositions between digital and analog photography, offering a new perspective, a vanishing point.

Galleria

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Direzione: Giovanna Pennacchi

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A fior d’acqua – Fotografie di Loni Mjeshtri

Giovanna Pennacchi è lieta di presentare la mostra

 A fior d’acqua

Fotografie di Loni Mjeshtri

 

A cura di Elisabetta Palmieri

25 Ottobre 16 Novembre 2019

inaugurazione 25 ottobre ore 18.30-20.30

Cosa c’è di più intrigante di una immagine a fior d’acqua, che ci attira magnetica e ci spinge a rimanere lì a fissarla? È solo una fugace apparizione che scivola via veloce o può diventare un luogo dove raccontare e raccontarsi?

Lo sguardo di Loni Mjeshtri, giovane fotografo albanese, si posa sull’acqua del fiume o di una pozzanghera, e da qui costruisce il suo mondo, dove tutto si distorce e si trasforma. Le immagini limpide e rassicuranti cedono il posto ai riflessi fragili e incerti della città, ove prendono vita i suoi pensieri e desideri. Dalle acque increspate, fluide o sinuose emerge la sua personale vena creativa come un gioco di rimandi tra passato, presente e aspirazioni future.

Che siano di natura o di architettura, le visioni di Loni sono interpretazioni della vita reale, ove il tempo si ferma e rimane in una dimensione che simula l’assenza di gravità. I luoghi perdono la loro connotazione reale e diventano luoghi interiori dove riannodare i fili della propria memoria. La narrazione visiva si dipana tra trasparenze e deformazioni, diventando, a volte, surreale come nell’immagine dei pesci rossi che sembrano librarsi in aria simili a fiori fra le fronde degli alberi.

Proprio in questo forte interesse al distacco dal reale appare la peculiarità degli scatti di Loni Mjesthtri….non a caso uno dei suoi maestri preferisti è Magritte, da cui in alcune occasioni trae ispirazione.


Loni Mjeshtri, è nato in Albania nel distretto di Mat, a 100 km da Tirana. Arriva in Italia nel 2014, a 17 anni e frequenta fino alla maggiore età il Civico Zero Onlus, Centro accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Il suo interesse per l’arte è presente da subito. Termina gli studi presso il Liceo Artistico di via Ripetta e frequenta la Scuola di arti Ornamentali del Comune di Roma.

Nei suoi lavori si avvale di diversi medium tra cui fotografia, pittura e scultura. Ha già esposto alla Pelandra di Roma e al Civico Zero nel 2017 e presso il Consolato Generale Italiano a Valona nel 2018.

Galleria

ACTA INTERNATIONAL

Direzione: Giovanna Pennacchi

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