Colorado 1972 (The Divine Light & Strawberry Days Festivals) – Fotografie di Arthur Nager

Colorado 1972

(The Divine Light & Strawberry Days Festivals)

Fotografie di Arthur Nager

 

 a cura di Manuela De Leonardis

Acta International, Roma

19 maggio – 9 giugno, 2023

inaugurazione alla presenza del fotografo

Venerdì 19 maggio ore 18,30-20,30

Giovanna Pennacchi è lieta di presentare la mostra personale Colorado 1972 (The Divine Light & Strawberry Days Festivals) del fotografo americano Arthur Nager, a cura di Manuela De Leonardis, che espone il suo lavoro per la prima volta in Italia.

Questa storia, o meglio queste storie, si svolgono nella terra celebrata da John Denver, Linda Ronstadt e con loro almeno un’altra decina di musicisti country e rock, inclusa la band The Flying Burrito Brothers con la loro canzone Colorado. Montrose, estate 1972: nel caldo secco del deserto del Colorado, ad una distanza di circa 140 miglia da Glenwood Springs (e quasi il doppio da Aurora, nella periferia di Denver, nello stato americano attraversato dalle imponenti Montagne Rocciose) ha luogo un evento di cui a lungo si sarebbe serbato il ricordo. In un negozio di Aurora, tra i flyer pubblicitari appesi alla vetrina, è riconoscibile anche quello del Divine Light Festival. Arthur Nager lo fotografa all’interno dell’ambiente, alle spalle dell’uomo con i baffi all’insù – inquadrato nel primo piano americano – accanto alla testa di un cervo imbalsamato, vicino all’orologio a parete. L’immagine riflette il contrasto tra la cultura “cowboy” celebrata dai residenti più conservatori che partecipano ad eventi come l’annuale Strawberry Days Festival a Glenwood Springs e la comunità hippie, erede dei valori della beat generation in un mix psichedelico all’insegna del messaggio «peace and love» con il suo anelito ad una spiritualità non convenzionale. Attento osservatore della società con uno sguardo empatico, nel 1972 dopo aver studiato fotografia con Nathan Lyons al Visual Studies Workshop, successivamente alla laurea in Storia e Psicologia conseguita all’Università di Rochester, Nathan si trova in Colorado. Nel suo sguardo di fotografo documentario c’è sempre un tocco d’ironia influenzato dalla sua ammirazione per fotografi quali Diane Arbus, Gary Winogrand e Lee Friedlander. Con la Nikon 35mm e la pellicola in bianco e nero, egli arriva in moto e si unisce alle migliaia di devoti radunati per il Divine Light Festival nel deserto vicino Montrose. Per la prima volta il tredicenne guru Maharaji (nato nel 1957 vicino Haridwar, India), considerato un’incarnazione divina sulla terra (oggi si definisce «ambasciatore di pace» e con il nome di Prem Rawat è autore di diversi best seller, tra cui Hear Yourself e Peace is Possible), visitava per la prima volta gli Stati Uniti. Il fotografo appunta la data del 27 luglio, momento culminante dell’arrivo del giovanissimo guru con il suo entourage indiano ed il corteo di automobili che hanno la sua fotografia attaccata ai finestrini. Le sessioni si svolgono in gruppi diversi di persone sedute a terra, intente ad ascoltare i discorsi di Maharaji sul palco. Ci si prende per mano, si canta, si prega, c’è chi cucina, si mangia insieme, un cane osserva la scena. Non si fa uso di droghe, piuttosto sono la meditazione e lo yoga a traghettare verso un’altra dimensione. In mezzo ai personaggi in stile Grateful Dead c’è anche lo sceriffo, con il cappello da cowboy e la stella appuntata sul petto. Il rombo delle motociclette è neutralizzato dal suono solitario di un sax. Tutto sembra perfettamente normale in quell’atmosfera surreale. Anche Nager arriva in moto e si ferma per almeno quattro giorni dormendo in una tenda. Fervono i preparativi: l’arrivo di giovani da diverse parti del paese, l’accampamento improvvisato con le tende canadesi, i sacchi a pelo ed i pullmini. È un piccolo mondo dove tutti stanno insieme. Una capsula del tempo che contiene diverse storie, a partire dal luogo stesso: il deserto. Arthur Nager realizza almeno duecento scatti, ma il suo non è quello che tradizionalmente si definirebbe un reportage di documentazione. Nella giustapposizione di mondo occidentale e orientale, in quel luogo «realmente bizzarro» dominato dalla bellezza incontaminata della natura e del paesaggio, il fotografo si sofferma sui dettagli, sui materiali – le tende, la plastica, le strutture usate per montare il palco dove si legge su uno striscione «Joy to the world. The Lord has come» – non meno che sui volti delle persone «illuminati» dal «grande maestro». Nella narrazione del fotografo si legge una partecipazione autenticamente curiosa e non giudicante. Anche quando l’attenzione di Arthur Nager si sposta verso la «vita reale», in località urbane come Denver, Aurora o Glenwood Springs durante lo Strawberry Days Festival – storico festival dedicato al raccolto delle fragole che dal 1898 si svolge annualmente nella terza settimana di giugno – nell’osservare l’aria di festa con le giostre, l’attesa sul marciapiede, un cowboy a cavalcioni della sua mucca, la gara di tuffi, un momento di relax sulla brandina pieghevole e, magari, un bambino sulle spalle del padre che guarda dritto nell’obiettivo arricciando il naso. Le fotografie di Nager offrono una visione molto diversa dalla tipica vita nel Colorado degli anni Settanta. Sono immagini che ricordano il lavoro di Robert Frank, che ha avuto grande influenza sulla visione di Arthur Nager nel cui sguardo c’è sempre consapevolezza dell’unicità dei tanti atti della «commedia umana» di cui non può che cogliere l’attimo.

(Manuela De Leonardis)

 

 

 

Arthur Nager (Queens, NY, 1949 vive e lavora tra New York City e Fairfield, CT). Dopo essersi laureato in Storia/Fotografia alla University of Rochester, NY, ha ricevuto il master in Fotografia frequentando il Visual Studies Workshop alla University of Buffalo, NY dove ha studiato con Nathan Lyons e Syl Labrot. Dal 1971 al ’73 ha insegnato in Colorado al Center of the Eye di Aspen e al Anderson Ranch Arts Center di Snowmass.  Nel 1973 è stato Direttore del Programma di Fotografia alla University of Bridgeport e come Professore Associato ha organizzato lecture invitando importanti fotografi, tra cui Frederick Sommer, Arnold Newman, Ralph Gibson, Roman Vishniac, Lotte Jacobi e Mary Ellen Mark.

Collezioni pubbliche: International Museum of Photography, George Eastman House; Santa Cruz Museum of Art and History; South Street Seaport Museum, NYC; Kennebunk Museum, Maine; Westport, Art Collection, CT.

Tra le mostre recenti: 2022 – New Color Work, Soleil Gallery, Westport, CT (personale); Rites and Rituals, PhotoPlace Gallery, VT; Art of The Automobile, Carriage Barn Art Center, CT; Photography Juried Exhibit, Rowayton Arts Center, CT; Annual Juried Photography Exhibit, Carriage Barn Art Center, CT; 2021 – Weather, PhotoPlace Gallery, Middlebury, VT; Color, PhotoPlace Gallery, Middlebury, VT; Landscape And Architecture, Black Box Gallery, Portland, OR; Liquid Sky, The Praxis Gallery, MN; In The City, Rowayton Arts Center, CT; Vision: Shadow and Light, Black Box Gallery, OR; Letters, Numbers & Symbols, The Praxis Gallery; 2020 – New York Color, Nylen Gallery, CT; 2018 – Central Park Photographs, Ikon Art Gallery, NYC (personale); The Decisive Moment, The Praxis Gallery, MN; Empty Spaces: Abandoned Places, The Praxis Gallery, MN; Tree Talk, The Griffin Museum of Photography, MA; American Splendor, Ikon Art Gallery, NYC; 2017 – Times Square Photographs, Fahey Bodell Gallery, NYC (personale); 2014 – Street Life, Norwalk Community College (personale).

Tra i libri pubblicati: Wrestling Sunnyside Garden Arena, November 27, 1971 (2021), Central Park Photographs (2018), Times Square Photographs (2017).

 

Dal 19 maggio al 9 giugno 2023

ACTA INTERNATIONAL

direzione: Giovanna Pennacchi

via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma

dal mercoledì al sabato ore 16,00 – 19,30

064742005

info@actainternational.it

www.actainternational.it

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